lunedì 19 agosto 2013

JUVENTUS, QUATTRO AVVISI AI NAVIGANTI?


Supercoppa Italiana 2013, Roma
Lazio-Juventus 0-4

Forse il passivo è stato troppo severo per la Lazio di Pektovic. Forse la difesa biancoceleste ha ballato un pò troppo per essere vera. Nel regno dei forse l'unica certezza è il punteggio della partita, che dice che la squadra di Conte riprende da dove aveva interrotto: vincendo.
A meno di una settimana dall'inizio del campionato che porta al mondiale, il punteggio roboante con il quale la Juventus si è portata a casa la coppetta lascia un segnale poco incoraggiante per le presunte avversarie nella lotta per lo scudetto. Un segnale che parla di una squadra ormai collaudata che ha cambiato poco e che quindi ha un vantaggio non trascurabile rispetto a chi vorrà strapparle il tricolore dal petto, e cioè quello dell'amalgama.
E' ancora presto per gli "osanna" e per l'assegnazione del terzo titolo consecutivo sulla "parola", ma l'impressione è che per Milan, Fiorentina e Napoli, quelle che sembrerebbero a prima vista le più accreditate avversarie, ci sia ancora da colmare un piccolo svantaggio rispetto a Buffon e compagni. 
In ogni caso sarà il campo a decretare quali saranno i verdetti, e in una stagione dove - pronostici per i bianconeri a parte - l'equilibrio sembra regnare più che negli anni passati. 
Con la speranza che dopo tanti anni a festeggiare per le piazze sia una città diversa da Milano e Torino, interrompendo la spartizione di titoli delle solite tre che dura ormai dal 2002.

domenica 18 agosto 2013

COPPA ITALIA, SIAMO ALLE SOLITE


Cagliari-Frosinone 1-2 (d.t.s.)

E alla fine ci si ritrova alla sorpresa del turno di coppa Italia, con la squadra di serie A eliminata da quella di Lega Pro.
La sorpresa è grossa, se non si trattasse del Cagliari, che negli ultimi anni ha fatto l'abitudine alle eliminazioni anzitempo contro squadre di categoria inferiore o comunque di blasone e tasso tecnico più basso.
I "grandi risultati" e l'imbattibilità delle amichevoli estive è così subito infranta alla prima partita ufficiale della stagione, per un Cagliari che segue il solito canovaccio tenuto nella coppa nazionale tanto sottovalutata dalle squadre italiche. Sarà l'inizio di stagione, sarà il fatto di giocare più di un tempo (più supplementari) con un uomo in meno per la sconsiderata entrata di Dessena sul giocatore avversario, sarà la sfiga o sarà il poco impegno, ma il risultato è il medesimo degli ultimi anni: la coppa Italia finisce anzitempo per il Cagliari. 
In pratica è da quasi dieci anni, cioè dal 2004, che la squadra rossoblù non raggiunge gli ultimi turni prima di uscire dalla competizione. Per intenderci, erano i tempi di Gianfranco Zola e di un Esposito in stato di grazia, e solo l'Inter riuscì a estromettere una squadra, quella di Arrigoni, che aveva un attacco fenomenale ma purtroppo prendeva troppi gol per poter avere delle ambizioni pur da neopromossa.
Alla fine in molti diranno che è meglio così. Che la coppa Italia disturba il campionato. Che ci sono troppe partite, e che è meglio usare le seconde linee, cosa che le grandi usano fare nei primi turni contro le formazioni di rango inferiore. 
Non tutti la pensano così, ma in Italia, anche se negli ultimi anni la competizione sta pian piano risalendo nella classifica di gradimento, la "coppetta" è più un disturbo che un reale obiettivo di stagione. 
E pensare che, senza andare troppo lontano dai nostri confini, nell'ultimo anno l'Evian in Francia è andato ad un passo dall'alzare la coppa francese, mentre in Inghilterra è stato il Wigan, all'ultimo respiro, a beffare il milionario City e a sollevare il "poco ambito" trofeo, almeno per le cosiddette grandi. Ora sono soprattutto i tornei multimedializzati e televisivi a fare scena, ma alzare una coppa, soprattutto se arrivi in finale dopo aver eliminato fior di squadre milionarie, non fa piacere. Di più. 
Anche se non fanno gli squilli di tromba per le vittorie delle solite note.

domenica 18 novembre 2012

UN PARI DA RIMPIANGERE


Inter-Cagliari 2-2

Non illuda il finale arrembante dell'Inter e le paratone di Agazzi nel recupero: è il Cagliari a dover rimpiangere il pur buon pareggio al Meazza.
Sembrerà strano affermare ciò, anche in virtù del fatto che nel finale il contatto tra Ranocchia e Astori, non sanzionato con il calcio di rigore (non riusciamo a credere a ciò: sarà l'arbitro juventino?), ha destato il solito vespaio di polemiche (e relativa espulsione di Stramaccioni) e che ora televisioni e giornali ci vivisezioneranno i cosiddetti testicoli per una settimana intera con l'esposizione al pubblico ludibrio dell'arbitro che ha osato fare un simile affronto a una delle grandi. E siccome non c'è limite al peggio, aspettiamoci i consueti piagnistei del povero tartassato Mazzarri per la prossima gara col Napoli, tanto ormai a questi patetici teatrini ci si è abituati.
Tralasciamo appunto tutto ciò, e pensiamo a prima che Astori deviasse, alla maniera del miglior Niccolai d'annata, il pallone del pareggio interista a nove minuti dalla fine. Appunto pensando a tutto ciò che era successo prima del fatidico 2-2, cresce il rimpianto per un Cagliari che, con un pò di cattiveria in più, avrebbe potuto di nuovo vincere in casa interista (cosa che non succede dal 1995, ai tempi di Oliveira e Dely Valdes) e dare una svolta alla sua stagione, con l'iniezione di buonumore di un'impresa in casa di una grande che è diventata merce sempre più rara negli ultimi anni.
Nel primo tempo il possesso palla rossoblù parla di un divario 60-40 per cento, con Handanovic pronto a negare la rete al Cagliari in tre occasioni, prima di capitolare alla conclusione ravvicinata di Sau. Nella ripresa c'è stato più equilibrio, anche nelle occasioni da rete, ma dopo il raddoppio dello stesso Sau, c'è stata l'impressione che si sarebbe potuta (e dovuta) chiudere la gara con gli spazi concessi dai difensori interisti e con i contropiede sempre più frequenti.
Un vero peccato, perchè con attaccanti come quelli neroazzurri il rischio di subire una rete è sempre dietro l'angolo, e dunque è sempre meglio premunirsi con qualche altra rete di vantaggio. Invece poi c'è stata la sfortunata deviazione di Astori, e da quel momento è nato l'assedio, favorito anche dal fatto che i rossoblù giocavano praticamente in dieci uomini, con Pinilla dolorante e nessun cambio disponibile.
E alla fine resta un punto, pur buono, e la consapevolezza di essere una squadra con la S maiuscola, con giocatori che sanno cosa fare col pallone, un portiere che a parte certe uscite para praticamente tutto, e un attaccante (sardo perdipiù) che si scopre davvero forte.
La sensazione è che il Cagliari possa ancora migliorare. Tra otto giorni ne sapremo di più.

domenica 11 novembre 2012

PRIMO PARI: CHI SI ACCONTENTA GODE


Cagliari-Catania 0-0

Non è stato poi così noioso come alcuni hanno pensato, il derby tra le isolane, nonostante le zero reti segnate e il non elevato numero di occasioni da rete.
E' vero che le due squadre si sono più o meno annullate a vicenda, dimostrando comunque entrambe di essere in discreta salute e di avere più o meno le idee chiare sul gioco da offrire al campionato.
Per il Cagliari non è successo ciò che si era verificato in occasione degli incontri precedenti alla vendemmiata di gol ai senesi e alla debacle fiorentina, cioè una partita sostanzialmente equilibrata, attenta in difesa e poi aggiudicata grazie ad un episodio favorevole o a un blitz in attacco. Non è successo perchè stavolta nessuno è riuscito a bucare la rete avversaria (ci è andato vicino tre volte Sau), capitalizzando al meglio la ritrovata ermeticità della difesa.
Mancando un gol apripista come quello di Nenè al Siena nei primi minuti, è stato più difficile aprire una difesa come quella del Catania, alta e pressante per almeno la prima mezz'ora del primo tempo, cosa che ha impedito ai rossoblù di superare la metà campo per quasi tutta la prima parte di gara.
Forse per una partita casalinga contro una pari grado ci sarebbe voluto il piede più educato (rispetto a quello di Dessena) di Ekdal per migliorare il tasso tecnico del palleggio a centrocampo, ma sono discorsi che è facile fare col senno di poi.
Perlomeno si sono visti miglioramenti sensibili da parte di Cossu, che pian piano sta entrando più in forma del quasi nulla che si era visto nelle precedenti esibizioni, e si aspetta il miglior Pinilla, fondamentale ai suoi livelli per fare del reparto offensivo qualcosa di più pericoloso rispetto a quanto visto ieri. Contro il Catania il cileno, per il poco che ha giocato, ha fatto vedere cose discrete ed è parso più in palla di un Nenè stavolta in ombra (e in alcune occasioni egoista). Ora bisognerebbe che segnasse.
A milano contro l'Inter missione impossibile? Chissà. I neroazzurri non sono quelli quasi imbattibili del triplete: se quei tipi con le maglie fosforescenti e i fischietti in bocca o le bandierine in mano non interverranno a comando, se non ammoniranno Conti al primo fallo e Cambiasso al quindicesimo, e se ogni starnuto in area cagliaritana non diverrà rigore, diciamo che il Cagliari se la può anche giocare alla pari.
E che vinca il migliore, sperando che non sia la squadra di Stramaccioni.